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Pausa estiva

Si avvisano i lettori che il blog si prenderà una pausa per tutto il periodo estivo a causa della partenza del Webmaster. L’aggiornamento riprenderà i primi di Settembre.

Buone vacanze a tutti

Ordine del Giorno Azienda Speciale Buccinasco

Il sottoscritto Collini Andrea in qualità di consigliere comunale trasmette a nome e per conto dei gruppi consiliari: Partito Democratico; Partito della Rifondazione Comunista; Uniti per Buccinasco la allegata proposta di O.d.G da porre in discussione per l’approvazione nel prossimo Consiglio Comunale.

Distinti saluti
Il Consigliere Comunale
Collini Andrea

ORDINE DEL GIORNO DEL CONSIGLIO COMUNALE
Oggetto: Soppressione Azienda Speciale Buccinasco

IL CONSIGLIO COMUNALE DI BUCCINASCO

Premesso che :

Il Parlamento sta deliberando una manovra finanziaria che attuerà pesanti tagli economici agli Enti Locali ed in particolare ai Comuni e che ciò comporterà una pesante ricaduta sui servizi che il comune eroga

Considerato che :

Il Comune di Buccinasco, come tanti altri comuni Italiani, gravita in una difficile situazione economica che causa un pesante passivo economico in “parte corrente”; e conseguentemente sarà necessario porre rimedio alle spese superflue per non penalizzare i servizi essenziali del comune

Nel prendere atto :

Che è stato più volte evidenziato, da entrambe le parti politiche, che l’Azienda Speciale Buccinasco svolge ruoli che potrebbero essere riassorbiti all’interno dell’organizzazione comunale com’ era in passato
Che le ragioni per la quali era stata costituita L’ASB sono venute a cadere e che l’attuale situazione comporta solo costi aggiuntivi e superflui;

Pertanto si ritiene :

Che l’eventuale soppressione dell’Azienda Speciale Buccinasco porterebbe solo vantaggi economici (gettoni di presenza membri del CdA, Revisore dei Conti, eccetera) pari a circa 70.000 € l’anno;

Che anche la soppressione della ASB non comporterebbe alcuna riduzione nel numero o nella qualità dei servizi offerti dal Comune di Buccinasco, in quanto le professionalità del personale preposto alle attività ora gestite dalla ASB, verranno reintegrate nell’organico del Comune;

Per le ragioni esposte, il Consiglio Comunale di Buccinasco impegna il Sindaco e Giunta ad avviare un percorso che preveda :

Il riassorbimento del personale dell’ASB nell’organico comunale attribuendo le stesse funzioni e trattamenti economici
Il totale reintegro di tutte le attività, ora svolte dall’ASB, nel piano di gestione dei servizi del comune e che dovrà in seguito erogare direttamente
L’avvio delle procedure burocratiche per la cessazione delle attività dell’ASB

I gruppi consiliari

Partito Democratico
Rifondazione Comunista
Uniti per Buccinasco

La Happening di Trezzano S/N chiude e 16 famiglie sono in mezzo ad una strada

LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA ESPRIME SOLIDARIETA’ ALLE LAVORATRICI E LAVORATORI DELLA HAPPENING

Questo è quello che potrà succedere a metà luglio, dopo il periodo dei saldi, a un negozio storico come la Heppening di Trezzano e 16 dipendenti corrono il rischio di perdere il posto di lavoro . La proprietaria del marchio Happening ha aperto una procedura di mobilità per chiudere 13 negozi in Italia e dichiara che non ci sono alternative al licenziamento , aggiungendo fra l’altro, che con la professionalità acquisita dalle lavoratrici in tanti anni di servizio non sarà un problema a trovarsi un altro posto di lavoro………….
Forse la proprietaria del negozio non si è accorta di che cosa succede in Italia da qualche tempo : centinaia di miglia di persone hanno perso o stanno perdendo il posto di lavoro.
Sabato 3 e domenica 4 luglio, giornate di inizio dei saldi, le lavoratrici della Happining hanno indetto due giornate di mobilitazione  davanti i cancelli del negozio invitando i clienti, in segno di solidarietà, a rinviare gli acquisti ad altri giorni.
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7 luglio 2010 tutti a Roma per protestare contro le bugie del governo

LEDHA e tutte le sue Associazioni sono attivate per garantire la massima partecipazione possibile alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE del 7 luglio a Roma promossa unitariamente da FISH e FAND

Ebbene sì, tutte le promesse e dichiarazioni fatte dal Relatore di maggioranza Sen. Azzollini, dal capogruppo PDL al Senato Sen. Gasparri, dall’ on. Letta che si era posto come nostro presidio all’interno del Governo… erano tutte una presa in giro.
Ieri sera in Commissione bilancio è stato inserito nel maxi emendamento uno riguardante le persone con disabilità che è un vero attacco alla dignità dei cittadini con disabilità, degli anziani non autosufficienti e delle loro famiglie.

“Continua pervicacemente – scrivono i presidenti Giovanni Pagano e Pietro Barbieri – a persistere nel testo l’innalzamento della percentuale di invalidità necessaria per la concessione dell’assegno mensile di assistenza agli invalidi civili parziali (256 euro al mese) disoccupati ed indigenti, nonostante il risparmio dichiarato dallo stesso Ministero dell’economia sia risibile”, ma la correzione apportata con l’emendamento è definita come “ulteriormente iniqua”, perché creerebbe “una discriminazione fra le persone affette da una sola minorazione (con percentuale di invalidità superiore al 74%) e quelle affette da varie patologie inferiori all’85%”. Ai primi andrebbe l’assegno, ai secondi, no.

“Ancora più brutale e devastante – continuano i presidenti di Fand e Fish – è il subdolo intervento che modifica le condizioni medico-legali per l’accesso all’indennità di accompagnamento: l’emendamento governativo limita rigidissimamente le future concessioni”, assegnando “l’indennità di accompagnamento solo a chi è immobilizzato o che non riesce a svolgere tutte le funzioni fisiologiche”.
LEDHA esprime tutta la rabbia, l’indignazione per questa assurda, iniqua ed ottusa politica del Governo sulla pelle delle persone con disabilità.
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1960: la rivolta di una generazione

Lauro Farioli, operaio di 22 anni, orfano di padre, sposato e padre di un bambino; Ovidio Franchi, operaio di 19 anni, il più giovane dei caduti; Emilio Reverberi, operaio di 39 anni, partigiano nella 144a Brigata Garibaldi; Marino Serri, pastore di 41 anni, partigiano, primo di 6 fratelli; Afro Tondelli, 36 anni, operaio, partigiano della 76a Sap, quinto di otto fratelli. Sono nomi diventati familiari a milioni di compagne e compagni che in questi decenni, alle manifestazioni, hanno cantato la bellissima canzone di Fausto Amodei, “Per i morti di Reggio Emilia”. Morti a Reggio Emilia, appunto, nella piazza che oggi si chiama ”Martiri 7 luglio”. Assassinati nell’estate di 50 anni fa dal piombo delle “forze dell’ordine” del governo Tambroni. Erano in piazza a manifestare contro la repressione che si era scatenata in tutto il Paese, con morti e feriti, dopo che la mobilitazione a Genova era riuscita ad impedire che in quella città – medaglia d’oro della Resistenza – si tenesse il congresso del Msi. Una nuova generazione, quella delle magliette a strisce, aveva riempito le strade e le piazze di tutta Italia. In continuità con quella precedente che aveva fatto la Resistenza, si mobilitò contro un governo – il governo Tambroni – che era nato nel marzo del 1960 con l’appoggio decisivo del Msi.  Ad appena 15 anni dalla sconfitta del fascismo e dalla cacciata dei tedeschi, questa generazione riteneva giustamente inaccettabile che un partito guidato da Almirante, fucilatore di partigiani, venisse accreditato come un partito democratico.

Inoltre, la richiesta di svolgere il congresso a Genova, venne ritenuta, giustamente, una provocazione. La mobilitazione di quelle giornate, dei ragazzi con le magliette a strisce, sostenuta fortemente dal Pci e dalla Cgil, cercarono di fermarla con repressione brutale. Ci furono morti, feriti, numerosi arresti, ma il governo e i padroni persero. Dopo pochi giorni Tambroni cadde e si avviò la stagione del governo di centro sinistra. Si stavano aprendo scenari nuovi. Dopo la sconfitta operaia degli anni 50, sbocciavano i germogli di una ripresa della lotta. La grande vertenza degli elettromeccanici tra il 1960 e il 1961 e le proteste a Torino di Piazza Statuto del 1962 erano i primi episodi di fermento che sarebbero poi culminati nelle lotte del ’68 e ’69. Una nuova generazione, quella delle magliette a strisce, e una nuova classe operaia, l’operaio massa della nuova fabbrica fordista che sostituiva l’operaio specializzato, furono il cuore pulsante di quella stagione. Quel ciclo di lotte si è concluso con la sconfitta dei 35 giorni alla Fiat del 1980. Da allora l’offensiva politica, sociale, culturale è passata nelle mani delle classi dominanti.
Non dobbiamo essere pessimisti. Così come dopo gli anni bui dei reparti confino, di Scelba e Tambroni, una nuova generazione è scesa in campo e un nuovo ciclo di lotte ha “spinto in avanti la ruota della storia”, così avverrà oggi. Le contraddizioni di questo sistema, che la crisi economica in corso rende evidentissime, produrranno inevitabilmente lotte e nuove forme di mobilitazione e protesta. Il risultato sorprendente del “no“ a Pomigliano, ma anche le numerose manifestazioni di tutti i tipi che ci sono state nel nostro Paese in questi ultimi mesi, dimostrano che l’Italia non è un Paese pacificato. La generazione stupidamente definita dei “bamboccioni” in realtà sta provando, attraverso forme completamente nuove, in particolare con l’uso di quello strumento straordinario che è la rete, ad organizzarsi. Sta a noi, forze che a sinistra non hanno rinunciato a ritenere che le idee di trasformazione che hanno animato il movimento operaio in questi due secoli fossero fondate, ricostruire un soggetto politico che possa essere utile a questo scopo e attrattivo per questi soggetti che si affacciano oggi alla politica e che vorrebbero “abolire lo stato di cose presente”. Tocca a noi ridare credibilità alle parole che per tantissimo tempo hanno significato cambiamento, riscatto per le classi subalterne: Sinistra, Comunismo. In questi anni non lo abbiamo fatto e, anche per questo, queste parole, per molti giovani, non sono credibili e attrattive. Troppo spesso i nostri comportamenti sono andati nella direzione opposta a quella dichiarata. Non si tratta di ritornare al passato. Tuttavia, pensando a quei tempi e a quegli episodi (a partire dai fatti del luglio 1960, che in questi giorni ricordiamo con iniziative in tutta Italia), non possiamo non riflettere sul fatto che la politica della sinistra allora vivesse principalmente di valori e ideali e che chi si impegnava in quel progetto non lo faceva per diventare consigliere, assessore o parlamentare, ma perché ci credeva. Dobbiamo ritrovare quella passione, quella tensione ideale, quella solidarietà interna. Altrimenti la ruota della storia tornerà a girare, ma questa volta senza di noi.

Comunicato LEDHA

Ci permettiamo di pubblicare una importante Comunicazione della LEDHA

L’acqua della provincia di Milano deve restare pubblica

Fermiamo la macelleria sociale del governo

Dopo Pomigliano gli altri

Articolo di Luciano Muhlbauer, pubblicato su Liberazione del 19 giugno 2010 e sulla free press online MilanoX

DOPO POMIGLIANO GLI ALTRI. ECCO PERCHÉ L’ARTICOLO 41 ALL’IMPROVVISO È SCOMODO

Ma che cavolo ha l’articolo 41 della Costituzione che non va? Insomma, è rimasto lì per 60 anni, non lo toccavano nemmeno ai tempi di Scelba, quando la polizia sparava sugli operai in sciopero, e ora, all’improvviso, è diventato un insopportabile ostacolo alla libertà d’impresa, un freno alla libera concorrenza e un rimasuglio di quel socialismo reale che in Italia non c’è mai stato (a differenza di Scelba, delle stragi di Stato e del regime democristiano, beninteso).

L’articolo 41 va riscritto. L’hanno detto Berlusconi e Tremonti e l’ha confermato un “tecnico” d’eccellenza, come il presidente dell’antitrust. I capi di Confindustria, da papà e mamma fino ai figli, si sono messi a sbraitare come ossessi: ci vuole la “deforestazione normativa”.

E allora, siccome la memoria potrebbe anche ingannarmi, sono andato a rileggermi l’articolo dello scandalo. Chissà, magari mi era sfuggito qualcosa in tutti questi anni.

Inizio a leggere. Il primo capoverso recita così: “L’iniziativa economica privata è libera.” Non mi pare roba da Carlo Marx, anzi, potrebbe averlo scritto Adam Smith in persona.

Passo quindi al secondo capoverso: “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.” E questo mi pare persino ovvio. Mica può essere considerato lecito ridurre un cittadino in schiavitù o mutilarlo pur di ricavarne un guadagno. Insomma, ci vuole pure un confine tra l’imprenditoria e il crimine organizzato.

E poi, a pensarci bene, cose del genere si sentono dire e ridire anche da banchieri, imprenditori e manager, almeno nei convegni e nei seminari dedicati alla responsabilità sociale dell’impresa, o Corporate Social Responsibility, se preferite.
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Lavoratori senza diritti: sono schiavi

Ecco perché è necessario scioperare per la difesa dei diritti nei luoghi di lavoro

Decisione del Comitato centrale Fiom
COMITATO CENTRALE FIOM-CGIL

14 giugno 2010
Documento conclusivo

Il no della Fiom al documento Fiat, le proposte per riaprire la trattativa Venerdì 11 giugno il Gruppo Fiat ha confermato, in un incontro al ministero dello Sviluppo economico, la scelta di cessare l’attività di Termini Imerese, trasferendo in Polonia la produzione della Ypsilon entro il 21 dicembre 2011 e, permanendo l’assenza di reali e concrete soluzioni industriali, ciò significa cancellare oltre 2.200 posti di lavoro e una delle più importanti attività industriali di tutta la Sicilia. Nella stessa giornata, il Gruppo Fiat ha condizionato l’investimento 700 miliardi di euro per produrre nel 2012 la Panda a Pomigliano all’accettazione di una proposta ultimativa, non negoziabile, che nel delineare un nuovo sistema di utilizzo degli impianti e di organizzazione del lavoro deroga all’applicazione del Ccnl e di diverse norme di legge in materia di sicurezza e salute sul lavoro e nel lavoro a turni.

Ci riferiamo, ad esempio, al fatto che le condizioni della Fiat sanciscano che: lo straordinario obbligatorio passa da 40 a 120 ore annue con possibilità per l’azienda di comandarlo come 18° turno, nella mezz’ora di pausa mensa, nei giorni di riposo, per recuperi produttivi anche dovuti a non consegna delle forniture; le pause sui montaggi si riducono da 40 a 30 minuti giornalieri;
si può derogare al riposo di almeno 11 ore previste dalla legge da un turno all’altro per il singolo lavoratore; l’azienda può decidere di non pagare il trattamento di malattia contrattualmente previsto a suo carico; l’azienda può modificare le mansioni del lavoratore senza rispettare il principio dell’equivalenza delle mansioni; l’azienda ricorre per 2 anni alla Cigs per ristrutturazione senza rotazione, con l’obbligo del lavoratore alla formazione senza alcuna integrazione al reddito.

Inoltre, la proposta ultimativa della Fiat contiene un sistema sanzionatorio nei confronti delle organizzazioni sindacali, delle Rsu e delle singole lavoratrici e lavoratori che cancella il diritto alla contrattazione collettiva fino a violare le norme della nostra Costituzione in materia di diritto di sciopero e licenziabilità. Mentre Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno aderito alla posizione della Fiat, la Fiom-Cgil ha dichiarato inaccettabili tali proposte e richiesto alla Fiat di non considerare concluso il negoziato. Il Gruppo Fiat ha preso atto delle adesioni, ribadito che la proposta era conclusiva e non negoziabile e nel caso la non firma della Fiom avesse  determinato l’inapplicabilità di tali contenuti si sarebbe riservata di valutare la conferma o meno dell’investimento a Pomigliano.
La scelta della Fiat segna un passaggio di fase radicale nel sistema delle relazioni industriali affermando il superamento dell’esistenza del Contratto nazionale e assume pertanto una valenza generale che coinvolge l’intera categoria.

Se si afferma il principio che per investire in Italia è necessario derogare dai Ccnl e dalle Leggi si apre una voragine che indica quale uscita dalla crisi la riduzione dei diritti, dei salari e una modifica di fatto della Costituzione sociale e materiale.
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