
Si avvisano i lettori che il blog si prenderà una pausa per tutto il periodo estivo a causa della partenza del Webmaster. L’aggiornamento riprenderà i primi di Settembre.
Buone vacanze a tutti
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Si avvisano i lettori che il blog si prenderà una pausa per tutto il periodo estivo a causa della partenza del Webmaster. L’aggiornamento riprenderà i primi di Settembre. Buone vacanze a tutti
Distinti saluti ORDINE DEL GIORNO DEL CONSIGLIO COMUNALE IL CONSIGLIO COMUNALE DI BUCCINASCO Premesso che : Il Parlamento sta deliberando una manovra finanziaria che attuerà pesanti tagli economici agli Enti Locali ed in particolare ai Comuni e che ciò comporterà una pesante ricaduta sui servizi che il comune eroga Considerato che : Il Comune di Buccinasco, come tanti altri comuni Italiani, gravita in una difficile situazione economica che causa un pesante passivo economico in “parte corrente”; e conseguentemente sarà necessario porre rimedio alle spese superflue per non penalizzare i servizi essenziali del comune Nel prendere atto : Che è stato più volte evidenziato, da entrambe le parti politiche, che l’Azienda Speciale Buccinasco svolge ruoli che potrebbero essere riassorbiti all’interno dell’organizzazione comunale com’ era in passato Pertanto si ritiene : Che l’eventuale soppressione dell’Azienda Speciale Buccinasco porterebbe solo vantaggi economici (gettoni di presenza membri del CdA, Revisore dei Conti, eccetera) pari a circa 70.000 € l’anno; Che anche la soppressione della ASB non comporterebbe alcuna riduzione nel numero o nella qualità dei servizi offerti dal Comune di Buccinasco, in quanto le professionalità del personale preposto alle attività ora gestite dalla ASB, verranno reintegrate nell’organico del Comune; Per le ragioni esposte, il Consiglio Comunale di Buccinasco impegna il Sindaco e Giunta ad avviare un percorso che preveda : Il riassorbimento del personale dell’ASB nell’organico comunale attribuendo le stesse funzioni e trattamenti economici I gruppi consiliari Partito Democratico
LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA ESPRIME SOLIDARIETA’ ALLE LAVORATRICI E LAVORATORI DELLA HAPPENING Questo è quello che potrà succedere a metà luglio, dopo il periodo dei saldi, a un negozio storico come la Heppening di Trezzano e 16 dipendenti corrono il rischio di perdere il posto di lavoro . La proprietaria del marchio Happening ha aperto una procedura di mobilità per chiudere 13 negozi in Italia e dichiara che non ci sono alternative al licenziamento , aggiungendo fra l’altro, che con la professionalità acquisita dalle lavoratrici in tanti anni di servizio non sarà un problema a trovarsi un altro posto di lavoro………….
Ebbene sì, tutte le promesse e dichiarazioni fatte dal Relatore di maggioranza Sen. Azzollini, dal capogruppo PDL al Senato Sen. Gasparri, dall’ on. Letta che si era posto come nostro presidio all’interno del Governo… erano tutte una presa in giro. “Continua pervicacemente – scrivono i presidenti Giovanni Pagano e Pietro Barbieri – a persistere nel testo l’innalzamento della percentuale di invalidità necessaria per la concessione dell’assegno mensile di assistenza agli invalidi civili parziali (256 euro al mese) disoccupati ed indigenti, nonostante il risparmio dichiarato dallo stesso Ministero dell’economia sia risibile”, ma la correzione apportata con l’emendamento è definita come “ulteriormente iniqua”, perché creerebbe “una discriminazione fra le persone affette da una sola minorazione (con percentuale di invalidità superiore al 74%) e quelle affette da varie patologie inferiori all’85%”. Ai primi andrebbe l’assegno, ai secondi, no. “Ancora più brutale e devastante – continuano i presidenti di Fand e Fish – è il subdolo intervento che modifica le condizioni medico-legali per l’accesso all’indennità di accompagnamento: l’emendamento governativo limita rigidissimamente le future concessioni”, assegnando “l’indennità di accompagnamento solo a chi è immobilizzato o che non riesce a svolgere tutte le funzioni fisiologiche”.
Inoltre, la richiesta di svolgere il congresso a Genova, venne ritenuta, giustamente, una provocazione. La mobilitazione di quelle giornate, dei ragazzi con le magliette a strisce, sostenuta fortemente dal Pci e dalla Cgil, cercarono di fermarla con repressione brutale. Ci furono morti, feriti, numerosi arresti, ma il governo e i padroni persero. Dopo pochi giorni Tambroni cadde e si avviò la stagione del governo di centro sinistra. Si stavano aprendo scenari nuovi. Dopo la sconfitta operaia degli anni 50, sbocciavano i germogli di una ripresa della lotta. La grande vertenza degli elettromeccanici tra il 1960 e il 1961 e le proteste a Torino di Piazza Statuto del 1962 erano i primi episodi di fermento che sarebbero poi culminati nelle lotte del ’68 e ’69. Una nuova generazione, quella delle magliette a strisce, e una nuova classe operaia, l’operaio massa della nuova fabbrica fordista che sostituiva l’operaio specializzato, furono il cuore pulsante di quella stagione. Quel ciclo di lotte si è concluso con la sconfitta dei 35 giorni alla Fiat del 1980. Da allora l’offensiva politica, sociale, culturale è passata nelle mani delle classi dominanti.
DOPO POMIGLIANO GLI ALTRI. ECCO PERCHÉ L’ARTICOLO 41 ALL’IMPROVVISO È SCOMODO Ma che cavolo ha l’articolo 41 della Costituzione che non va? Insomma, è rimasto lì per 60 anni, non lo toccavano nemmeno ai tempi di Scelba, quando la polizia sparava sugli operai in sciopero, e ora, all’improvviso, è diventato un insopportabile ostacolo alla libertà d’impresa, un freno alla libera concorrenza e un rimasuglio di quel socialismo reale che in Italia non c’è mai stato (a differenza di Scelba, delle stragi di Stato e del regime democristiano, beninteso). L’articolo 41 va riscritto. L’hanno detto Berlusconi e Tremonti e l’ha confermato un “tecnico” d’eccellenza, come il presidente dell’antitrust. I capi di Confindustria, da papà e mamma fino ai figli, si sono messi a sbraitare come ossessi: ci vuole la “deforestazione normativa”. E allora, siccome la memoria potrebbe anche ingannarmi, sono andato a rileggermi l’articolo dello scandalo. Chissà, magari mi era sfuggito qualcosa in tutti questi anni. Inizio a leggere. Il primo capoverso recita così: “L’iniziativa economica privata è libera.” Non mi pare roba da Carlo Marx, anzi, potrebbe averlo scritto Adam Smith in persona. Passo quindi al secondo capoverso: “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.” E questo mi pare persino ovvio. Mica può essere considerato lecito ridurre un cittadino in schiavitù o mutilarlo pur di ricavarne un guadagno. Insomma, ci vuole pure un confine tra l’imprenditoria e il crimine organizzato. E poi, a pensarci bene, cose del genere si sentono dire e ridire anche da banchieri, imprenditori e manager, almeno nei convegni e nei seminari dedicati alla responsabilità sociale dell’impresa, o Corporate Social Responsibility, se preferite.
Decisione del Comitato centrale Fiom 14 giugno 2010 Il no della Fiom al documento Fiat, le proposte per riaprire la trattativa Venerdì 11 giugno il Gruppo Fiat ha confermato, in un incontro al ministero dello Sviluppo economico, la scelta di cessare l’attività di Termini Imerese, trasferendo in Polonia la produzione della Ypsilon entro il 21 dicembre 2011 e, permanendo l’assenza di reali e concrete soluzioni industriali, ciò significa cancellare oltre 2.200 posti di lavoro e una delle più importanti attività industriali di tutta la Sicilia. Nella stessa giornata, il Gruppo Fiat ha condizionato l’investimento 700 miliardi di euro per produrre nel 2012 la Panda a Pomigliano all’accettazione di una proposta ultimativa, non negoziabile, che nel delineare un nuovo sistema di utilizzo degli impianti e di organizzazione del lavoro deroga all’applicazione del Ccnl e di diverse norme di legge in materia di sicurezza e salute sul lavoro e nel lavoro a turni. Ci riferiamo, ad esempio, al fatto che le condizioni della Fiat sanciscano che: lo straordinario obbligatorio passa da 40 a 120 ore annue con possibilità per l’azienda di comandarlo come 18° turno, nella mezz’ora di pausa mensa, nei giorni di riposo, per recuperi produttivi anche dovuti a non consegna delle forniture; le pause sui montaggi si riducono da 40 a 30 minuti giornalieri; Inoltre, la proposta ultimativa della Fiat contiene un sistema sanzionatorio nei confronti delle organizzazioni sindacali, delle Rsu e delle singole lavoratrici e lavoratori che cancella il diritto alla contrattazione collettiva fino a violare le norme della nostra Costituzione in materia di diritto di sciopero e licenziabilità. Mentre Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno aderito alla posizione della Fiat, la Fiom-Cgil ha dichiarato inaccettabili tali proposte e richiesto alla Fiat di non considerare concluso il negoziato. Il Gruppo Fiat ha preso atto delle adesioni, ribadito che la proposta era conclusiva e non negoziabile e nel caso la non firma della Fiom avesse determinato l’inapplicabilità di tali contenuti si sarebbe riservata di valutare la conferma o meno dell’investimento a Pomigliano. Se si afferma il principio che per investire in Italia è necessario derogare dai Ccnl e dalle Leggi si apre una voragine che indica quale uscita dalla crisi la riduzione dei diritti, dei salari e una modifica di fatto della Costituzione sociale e materiale. |
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